La nostra storia
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1991. Il punto di partenza del Rototom nacque dall’incontro di quattro persone. Da quel momento, molte cose sono successe. Centinaia di concerti e azioni a favore della cultura e dell’impegno sociale, manifestazioni per la pace e un sogno divenuto realtà: aver creato il festival reggae più grande del mondo, il Rototom Sunsplash. Un appuntamento che cresce anno dopo anno e che, con orgoglio, unisce un’intera comunità, entusiasta di riconoscersi nella sua musica e nella sua filosofia. Nel 2018 il Rototom Sunsplash celebra i suoi primi 25 anni di storia.

Le origini. L’associazione Rototom e la discoteca di Gaio e Zoppola. 1991-1999
Il primo club a Gaio
Il primo club a Gaio
La crew Rototom nella Discoteca nel 1998
La crew Rototom nella Discoteca nel 1998

Gaio di Spilimbergo, provincia di Pordenone, regione Friuli Venezia Giulia. Questa piccola località del nord Italia, situata tra Venezia e Udine, è il punto di partenza di un’avventura chiamata Rototom Sunsplash. Il 13 dicembre del 1991 nasce l’Associazione Culturale Rototom e, al suo fianco, si crea l’omonima discoteca dove si gestiscono tutte le attività. Uno spazio di musica alternativa, un autentico laboratorio sonoro e luogo di passaggio dei massimi esponenti della scena mondiale: dal punk al rock, al reggae, all’indie e all’elettronica. Una fusione che spiega lo strumento che dà il nome all’associazione: rototom, cioè un tom che gira creando suoni diversi, come le atmosfere che emergevano in questo locale. Con il suo trasferimento nel 1997 a quella che sarà la sua seconda sede, a Zoppola, il Rototom Club distribuisce tutti questi generi musicali in tre sale diverse ma connesse tra loro per creare una “città della musica”. Una dedicata al rock, al pop e al rap; una dedicata al reggae e all’afro, dove già si ballavano i suoni tipici del Sunsplash, e una terza sala dedicata all’elettronica. Durante i suoi nove anni di attività, per il Rototom passarono i Ramones (1993), Massive Attack (1998), Bad Religion, NOFX, Suede, e Soul Fly; leggende come l’inventore dell’afro beat Fela Kuti e giganti del reggae come Burning Spear, Steel Pulse, Black Uhuru, Inner Circle, U-Roy, Yellowman, Itals, Meditations, Junior Reid, Linton Kwesi Johnson, Misty in Roots, Gladiators, Pablo Moses, Shaggy, Buju Banton e tantissimi altri.

L’Associazione Rototom si caratterizzò per passare dalle parole ai fatti nel contesto repressivo che a livello culturale soffriva la regione del Friuli Venezia Giulia, dove era stata smantellata la rete musicale di cultura rivolta soprattutto alle giovani generazioni. Il collettivo riequilibrò questa sopressione di cultura organizzando centinaia di concerti, occupando una fabbrica abbandonata per creare un centro di esposizioni, musica, dibattiti e cinema (Cerit), organizzando manifestazioni per la pace, feste in difesa dei diritti LGTB e creando il festival reggae più grande del mondo, il Rototom Sunsplash.

1994-1998. Nasce il Rototom Sunsplash. Le prime quattro edizioni
Pubblico di Rototom Sunsplash
Pubblico di Rototom Sunsplash

Il festival Rototom Sunsplash nasce come un progetto auto finanziato – formula che mantiene tuttora – a Gaio di Spilimbergo, nella discoteca Rototom, nel 1994. Lo fa come I Incontro Nazionale del Reggae, attestato dal nome Rototom e dal “cognome” che lo accompagna tuttora: Sunsplash, a riferimento di quello che era stato il festival reggae più grande del mondo, organizzato in Giamaica e che terminò di celebrarsi nel 1998.

Durò un fine settimana (2 e 3 luglio del 1994), senza pause, con un programma artigianale e modesto, che comprendeva 14 gruppi (Africa Unite, Almamegretta e Buju Banton, tra gli altri) e concerti a cavallo tra il palco installato all’interno della discoteca e un altro esterno, nel cortile, dove era situato un camping gratuito. Agli show si aggiungevano conferenze durante il giorno riguardanti il mercato del reggae, delineando quel profilo prettamente tecnico con il quale nacque la manifestazione. La prima edizione ospitò mille persone, per la maggior parte artisti e produttori. Nel 1994 nacque Radio Rototom e da quel momento inizia a configurarsi una struttura di mezzi di comunicazione propria, che ha accompagnato il festival durante tutta la sua storia, diffondendo la sua musica e la sua atmosfera fuori dall’area dei propri concerti.

Il secondo anno del festival accolse 3.000 partecipanti in due giorni e nella terza e quarta edizione (1996 e 1997) le cifre continuarono ad aumentare: 6.000 e 8.000 persone, rispettivamente. Il Rototom Sunsplash iniziò così a consolidarsi. Dall’essere un piccolo luogo di incontro reggae unico nel suo genere in Italia, al diventare un evento imprescindibile per chi fa di questa musica il suo stile di vita. Il festival mantenne la stessa struttura fino al suo cambio di sede del 1998 a Lignano, dovuta alla crescita esponenziale del proprio pubblico.

1998-1999. Lignano. Lo spumeggiante Camping Girasole
La leggendaria piscina del campeggio Girasole
La leggendaria piscina del campeggio Girasole
Il giovane Alborosie si esibisce al festival nel 1998
Il giovane Alborosie si esibisce al festival nel 1998

La seconda fase del Rototom Sunsplash ha un nome proprio: il Camping Girasole. Estate 1998. Di fronte all’impossibilità di rispettare la capienza, il festival si trasferisce a Latisana Marittima, vicino a Lignano, città balnearia vicino alla turistica Venezia.

Il Sunsplash si presenta già con una struttura che evoca quella attuale: qui si sviluppa una autentica città del reggae con tre palchi e aree culturali complementarie, capaci di ospitare migliaia di persone: in questa nuova sede gli 8.000 partecipanti dell’ultimo anno a Gaio si trasformano in 20.000. Il festival passa da tre a quattro giorni con più pause durante i concerti, nelle quali si sviluppano altre attività. A Lignano il Rototom Sunsplash si trasforma in un fenomeno di massa, un luogo di attrazione per chi, oltre alla musica e all’assistere dal vivo al concerto di un determinato artista, sposava la filosofia intrinseca del reggae: pace, amore e rispetto.

Il rapido successo che raggiunge il festival è descritto da vari aneddoti, come il fatto che alla sua inaugurazione a Lignano, i posti di ristorazione furono completamente esauriti il primo dei quattro giorni dell’evento. O che la birra, dal misurarsi in barili, come a Gaio, fu misurata in cisterne. In questa crescita esponenziale del festival nasce anche la prima trasmissione internazionale dei concerti via streaming (1999, attraverso Arcoiris TV), l’avvio del Reggae Train, con partenza da Roma e fermate a Firenze, Bologna, Padova e Venezia, e un servizio gratuito di autobus 24 ore su 24 da Lignano e un altro di animazione dedicato al pubblico infantile.

Qui si organizza anche l’Italian Reggae Award. Il regista del Reggae Sunsplash giamaicano, Mr. Rae Barret, fu invitato per eleggere dal vivo, tra i migliori gruppi italiani, il gruppo che per la prima volta avrebbe rappresentato l’Italia nel festival in Giamaica. A vincere furono i Reggae National Tickets e questo coincise con l’esplosione della carriera musicale nell’isola caraibica del loro cantante, Alborosie, la cui storia è legata al Rototom Sunsplash fin dalle sue origini.

2000-2009. Osoppo. Il salto europeo
Il Main Stage nel 2006
Il Main Stage nel 2006
Addio dal collettivo Rototom alla fine dell'edizione 2009

Nell’estate 2000 il Rototom Sunsplash cambia nuovamente scenario e si trasferisce a Osoppo (Udine). Se Lignano sottolineò la sua professionalizzazione e consolidamento come evento culturale e musicale di riferimento in Italia, Osoppo è decisivo per passare da incontro nazionale a festival europeo. La sua prossimità con Austria, Slovenia e Germania, estese i confini del festival ed equilibrò l’handicap di isolamento geografico di Osoppo, questa piccola località di 3.000 abitanti.

Con i circa 250.000 metri quadrati del Parco del Rivellino di Osoppo il festival raggiunse le dimensioni che lo hanno accompagnato fino ad oggi. Diventa una meta vacanziera, passando da quattro a otto giorni (e successivamente a nove e dieci giorni) con una differenza evidente tra il festival con attività diurne – i concerti si spalmano lungo la giornata – e notturne, con un protagonismo musicale assoluto.

Da sottolineare c’è anche l’importanza della zona camping, situata in pieno parco naturale ai piedi delle Alpi, che favorisce momenti di incontro e socializzazione tra le migliaia di partecipanti provenienti da tutto il mondo – 150.000 persone di media nelle sue dieci edizioni consecutive a Osoppo – e aiuta a forgiare il sentimento di appartenenza alla famiglia del Rototom, creando l’atmosfera di pacifismo, tolleranza e interculturalità che definiscono la manifestazione.

Aumentano le aree musicali (Showcase, Dub Room) e il programma continua a incorporare i giganti della scena reggae, con eventi esclusivi in Europa, e promesse del genere giamaicano.

Tuttavia, prendono forma anche le aree extra musicali, avvantaggiate dall’ampiezza dello spazio: il Social Forum, dedicato a conferenze e dibattiti con sociologi, politici, religiosi e intellettuali; l’African Village e Vivere l’energia – oggi Pachamama – con sessioni di capoeira, corsi di percussioni e danza africana; spazi dedicati alla meditazione o seminari dedicati alla medicina naturale e alla filosofia rasta; o zone con laboratori creativi per bambini. Si organizza anche la Reggae University, dedicata allo scambio di esperienze tra gli artisti e il pubblico.

Osoppo porta con sé anche un cambio nella struttura organizzativa, con gruppi di lavoro più specializzati – si crea il Media Office – che includono collaboratori europei e un’indiscutibile proiezione internazionale legata all’aumento del pubblico straniero. Il web si traduce in sette lingue (inglese, italiano, francese, spagnolo, portoghese, sloveno e tedesco) e si organizzano viaggi in bus da diversi paesi.

La promozione della cultura reggae si conferma con iniziative come il Reggae Contest Europeo volto a raccogliere il talento delle band emergenti (2002-2015).

Il sistema di autogestione del progetto Rototom Sunsplash – basato unicamente sulla vendita dei biglietti come sostentamento economico senza l’aiuto di sponsor – ottiene i suoi successi in questa fase. Nel 2003, un decennio dopo il suo avvio, il festival azzera i suoi debiti. Lo stesso anno viene tuttora ricordato anche come quello in cui si visse uno dei concerti più impressionanti nella storia del Rototom, quello di Burning Spear, per il suo ipnotismo e la sua intensità.

Il periodo d’oro del Rototom Sunsplash riferito a musica, pubblico e visibilità internazionale, si appannarono però con la persecuzione politica e giuridica che inizia a soffrire per colpa del governo, in mano alla destra. La fusione e convivenza di culture che promuoveva il festival, si scontravano con la politica di chiusura delle frontiere, incalzata dal discorso nazionalista di Silvio Berlusconi e i suoi alleati della Lega Nord. La situazione divenne più complessa dopo l’approvazione nel 2006 della Legge Fini – Giovanardi, dichiarata incostituzionale nel 2014 e che, tra le altre questioni, prevedeva fino a dieci anni di carcere per tollerare l’uso di droghe come la cannabis all’interno degli spazi destinati ad attività di svago e culturali. La legge criminalizzò l’attività del festival – assolto nel 2015 – fino al punto di dover forzare il proprio trasferimento dall’Italia alla Spagna.

2010- fino ad oggi. Benicàssim. Il presente e il futuro
Il Main Stage nel 2014
Il Main Stage nel 2014

Il Rototom Sunsplash inizia quindi il suo esodo, ma come tale, lo aspetta una terra promessa. Il festival la incontra in Spagna, concretamente a Benicàssim (Castellón).

Il 12 luglio del 2009 termina l’ultima edizione a Osoppo e il 24 dello stesso mese una spedizione italiana “a cinque” parte per la Spagna. Dopo sette mesi di ricerca e un lungo viaggio passando per Barcellona, Madrid, Salamanca, fino a Galizia e ai Paesi Baschi, a febbraio 2010 si raggiunge un accordo con il Comune di Benicàssim. L’estesa zona di accampamento annessa all’area dei concerti di Benicàssim toglie gli ultimi dubbi. La località casteglionese celebra in quell’estate il primo Rototom spagnolo. Il 17esimo della sua storia. E continua a farlo tuttora.

Benicàssim rappresenta anche il consolidamento della macro struttura formata in Italia, che continua a crescere: come numero di palchi e di aree extra musicali come il Rototom Circus, in uno spazio di 500.000 metri quadrati che raddoppia la città del reggae creata a Osoppo.

Anche il pubblico aumenta, raggiungendo una media di 230.000 persone a edizione, nelle quali emerge anno dopo anno la presenza di pubblico infantile e familiare.

Tutto ciò coincide con il salto da un profilo europeo a uno globale. La Spagna apre al Rototom Sunsplash le porte del Sud America e lo rende ancor più internazionale. A dimostrarlo è la celebrazione dal 2011 al 2015 del Reggae Contest Latino e l’avvio di tour mondiali di presentazione del festival.

Benicàssim aggiunge alle offerte del festival la spiaggia, che rafforza il suo formato come meta turistica nella settimana di celebrazione del festival. E, sempre pensando agli aneddoti, Benicàssim estingue le preoccupazioni meteorologiche proprie del clima prealpino di Osoppo e più che abituali – come vento e piogge torrenziali – nell’intorno friulano.

La nuova e attuale sede del festival ha mantenuto i principi e i valori che guidavano l’azione del Rototom Sunsplash, come simbolo di difesa della pace, dell’ambiente, dei diritti umani e dello sviluppo sostenibile. Il motto legato al macro evento, “Un altro mondo è possibile”, continua a vivere a Benicàssim. Così come la comunità nata attorno al reggae e al festival stesso.

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